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PITTURA VENETA DEL '700

La pittura veneta (o scuola veneta) è l'insieme delle correnti pittoriche che si svilupparono nell'area della Repubblica di Venezia per poi diffondersi in tutta Europa. Il mondo accademico sancisce la nascita ufficiale della pittura veneta nel XIV secolo. È in tal periodo infatti da ascrivere la cesura artistica dalla tradizione bizantina.

 

Nei secoli a seguire - XV, XVI, XVII - la pittura veneta diviene internazionalmente apprezzata e richiesta, in particolare presso le corti imperiali e le signorie.

In terra Veneta è attivo Giorgione, che il Vasari colloca come allievo di Giovanni Bellini, da cui riprende il gusto per il colore e l'attenzione per i paesaggi. Egli era molto vicino agli intellettuali legati a famiglie patrizie. Da qui derivano molte delle sue commesse relative ritratti e opere di piccolo formato. Anch’egli affascina con il suo colore e i suoi paesaggi armoniosi, che spesso celano o sovrastano il significato criptico delle sue opere: fu il primo importante contributore al tonalismo.

 

Il XVI secolo vide aprirsi il palcoscenico internazionale per la scuola veneta. Sarà ora essa ad influenzare i movimenti dei paesi del nord, che inizialmente ne avevano determinato la nascita. Artisti come Jacopo Bassano, Paolo Veronese e il Tintoretto divennero un modello di ispirazione nella scuola pittorica europea di allora. Anche nell’architettura si verifica una tendenza analoga grazie a Palladio, che sarà modello di ispirazione per secoli nella costruzione di edifici in tutto il nord.

 

Il Settecento rappresenta il grande proscenio dell’arte figurativa veneta. Diminuisce l’influenza religiosa nei temi raffigurati, ma riemergono i grandi filoni del cinquecento. La centralità dell’uomo e in particolare della donna e il paesaggio vengono coniugati in un’ambientazione spesso arcadica.

La figura che spicca in assoluto nel periodo culminante della scuola veneta è Giambattista Tiepolo (1696 – 1770) e la sua verve storico narrativa. Padre dei pittori Giandomenico e Lorenzo Tiepolo, il suo stile grandioso viene caratterizzandosi come sofisticato e iperbolico, in un senso tipicamente settecentesco; le scene da lui create evocano un mondo dilatato all'infinito e fittizio, reso da una tavolozza cromaticamente squillante e da una luce fredda e irreale, creata usando un tono argenteo che si riflette dagli oggetti come dalle figure, che perdono ogni consistenza plastica.

Giovanni Antonio Canal, meglio conosciuto come il Canaletto (1697 – 1768), è rimasto noto soprattutto come vedutista. I suoi quadri, oltre ad unire nella rappresentazione topografica, architettura e natura, risultavano dall'attenta resa atmosferica, dalla scelta di precise condizioni di luce per ogni particolare momento della giornata e da un'indagine condotta con criteri di scientifica oggettività, in concomitanza col maggiore momento di diffusione delle idee razionalistiche dell'Illuminismo; insistendo sul valore matematico della prospettiva, per dipingere le proprie opere si avvaleva talvolta della camera ottica.

Francesco Guardi (1712 – 1793), al contrario del Canaletto, non mira, nelle sue pitture, a risultati di nitida percezione, ma propone un'interpretazione del dato reale soggettiva ed evocativa, realizzando immagini di città evanescenti e talvolta irreali; raggiungendo a volte una sensibilità definibile preromantica, grazie allo sfaldamento delle forme e a malinconiche penombre.